"Ogni stagione contiene il sogno di un'altra"

 

Tra pochi giorni allo spazio espositivo Formaprima apre la bipersonale di Marianna Bussola e Giorgio Cecchinato.

I due artisti avevano già esposto insieme (avevo già parlato di loro l’anno scorso, a proposito di una loro esposizione a Milano, alla galleria Carmilla) ma per questa mostra hanno lavorato a un progetto comune sull’idea di stagionalità, realizzando una serie di opere dedicate ai mesi.

Io, Marianna e Giorgio ci siamo incontrati per progettare la mostra e abbiamo parlato un po’.

Ecco l’intervista…

 

 

 

 

GMM

Come nasce la serie dei mesi?

 

MB

A me piace molto l’arte giapponese. Molti anni fa in un libro di grafica ho scoperto l’arte di Katsukawa Shunsho, maestro di Hokusai. Shunsho aveva dipinto sulla seta i mestieri delle cortigiane in casa nei dodici mesi dell’anno.

L’idea di lavorare a una serie sui mesi mi è venuta così, osservando le scene domestiche sviluppate in una successione di composizioni verticali. Mi è piaciuto il formato, l’equilibrio cromatico, il sapore di quegli squarci di vita.

Sono donne che ascoltano il canto degli uccelli, che si raccontano delle storie mentre altri in casa dormono: è un mondo che mi dà conforto.

L’elemento del conforto nei miei quadri è fondamentale; magari le mie opere non ne danno a chi guarda, ma lo danno a me!

 

 

GMM

Tu trovi conforto nei tuoi quadri perché vi costruisci un mondo ideale dove abitare, una tua realtà mentale…

 

MB

E’ così, anche se è strano perché sono una persona molto sociale. Ci vorrei abitare con una parte di me.

Se si guarda bene nei miei quadri c’è quasi sempre un posto dove mi posso nascondere, un giardino d’inverno dietro a una casa, un angolo dove rinchiudersi, soprattutto nei quadri grandi, pieni di nascondigli.

E poi dipingo tutte queste forme a utero, legate forse a un’idea di gestazione…

 

GMM

Infatti avevo notato la presenza di queste figure raccolte in posizione fetale…

 

MB

E’ un mondo visto dall’alto, dove cercare rifugio e rintanarsi in una scatola piccola, come fanno i gatti.

Io non voglio mai che ci sia la figura e lo sfondo.

 

GMM

Questa idea della “tana” sembrerebbe affondare le radici nell’infanzia….

 

MB

Si, certo, nell’infanzia, anche se io sono stata una bambina che ha sempre amato stare con gli altri e sono un’adulta che, pur avendo bisogno anche di spazi per sé, non è assolutamente solitaria.

Nelle opere di Shunsho hai sempre la sensazione che ci sia un posto dove sia possibile abitare: si vedono case con prospettive strane, ci sono donne che stanno sotto una coperta, cosa che faccio spesso anch’io.

E’ un mondo meraviglioso per me.

 

      

 

GMM

Parliamo della stagionalità…

 

MB

La stagionalità, la serialità sono suggestioni che mi derivano dall’arte medievale. Penso al ciclo dei mesi negli affreschi del castello del Buonconsiglio, a Trento. Mi piace moltissimo questo rapporto con le stagioni.

E’ strano per una persona come me che considera la natura un paradiso perduto: sono molto cittadina, più grattacieli ci sono e più sono felice.

Quando parlo di “paradiso perduto” mi riferisco a una dimensione privata: è come se avessi perso il contatto con la natura, non c’è nulla di ambientalista in questo.

Il tema della stagionalità, come ho detto prima, mi è stata ispirata anche dall’arte giapponese, che fa spesso riferimento alle stagioni, anche negli Haiku.

C’è anche un’artista americana che mi ha molto ispirato: Jennifer Bartlett, che ha realizzato un’opera imponente, intitolata “24 hour air”, dove rappresenta in modo molto realistico angoli diversi della sua casa di New York nel corso delle ventiquattr’ore. Sono quadri molto grandi, in cui l’artista compie un’operazione concettuale molto strutturata, dividendo in modo molto sottile le composizioni in quadranti e griglie.

 

   

 

GMM

E’ quello che hai fatto nelle tue ultime opere, infrangere l’unità della tela e dividerla in riquadri, spezzando molto la “narratività”…

 

MB

Si, soprattutto nei quadri grandi, anche se il paesaggio è onirico, la narratività mi piace sempre meno. Voglio che le mie immagini siano emozionali, non narrative.

Per tornare alla Bartlett, quando era giovane aveva realizzato un’opera monumentale la “Rhapsody”, un’installazione che riproduceva l’andamento di una conversazione formata da quasi mille piccoli lavori (ritorna spesso l’ispirazione di questa donna nella mia pittura), alcuni totalmente geometrici, altri realistici. Tutte le pareti della galleria erano ricoperte.

La Bartlett vi aveva lavorato con una ritualità: eseguiva un solo lavoro al giorno e utilizzava solo quattro colori, che usava puri. Era un lavoro sterminato, aveva bisogno di limiti e lei si era data questa disciplina.

 

   

 

GMM

E’ giusta questa idea di darsi dei limiti…

 

MB

L’aveva detto anche Giorgio….

 

GC

(Giorgio interviene) L’avevo sentita per la prima volta da Stravinski: la gabbia è un terreno su cui costruire.

 

MB

Parlando ancora dei mesi, non c’è una corrispondenza iconografica o cromatica, anche se io amo tantissimo l’iconografia tradizionale dei mesi e delle stagioni.

Nel mio caso il pensiero che informa la serie delle stagioni e che ho scritto anche nel titolo di un quadro è che “ogni stagione contiene il sogno dell’altra”, nel senso che mentre ne vivi una contemporaneamente ne stai vivendo anche un’altra.

Essendo paesaggi interiori e non reali si capisce perché non ci sono rimandi iconografici puntuali. Sarebbe troppo didascalico. Un’altra opera che amo molto e che ho avuto in mente quando ho dipinto questi quadri è la serie di stagioni di Jasper Johns, sempre lunghe e strette.

 

GMM

Infatti avevo notato, guardando a una tua opera sulle stagioni del 2003, formata da 16 piccole tele (che come struttura mi ricorda certe composizioni delle Bartlett) che non c’erano dominanti cromatiche nette e la neve era presente in quasi tutte le opere…

 

www.mariannabussola.it

GC

Una stagione può contenere anche le stagioni successive o precedenti…

 

MB

Io abbastanza spesso lego ai miei quadri dei testi in forma poetica.

“La mano che traccia il quadrato sulla coperta e taglia le liste sottili” si rifà a un mito scandinavo.

E’ la storia di una regina scacciata o una giullaressa che ha divertito il re che, quando si congeda, riceve un regalo dal sovrano. Lei chiede “tanta terra quanto ne sta in una pelle di mucca” e naturalmente il re gliela concede subito. Ma lei la taglia a strisce sottilissime e recinta un territorio enorme.

A me piace tantissimo perché un gesto artistico, è un trovarsi spazi.

Le cose che scrivo hanno sempre una suggestione iniziale e interpretano e si inseriscono nel quadro che andrò a dipingere…

 

GMM

Quello che mi dici mi fa venire in mente l’idea di un’immagine che si fa tessendo le parole insieme a forme e colori. Il testo che informa l’immagine, come a costituire un tessuto, intrecciando trama e ordito.

 

MB

Il mio problema è non sapere dove inserire il testo nel quadro, perché per me è molto importante e il rimando porrebbe essere, erroneamente quello del fumetto, o della poesia visiva, cosa che vorrei evitare…

 

GMM

Forse andrebbe recitato, sarebbe bello poterlo ascoltare…

(continua…)