Io e Ryan ci siamo incontrati a più riprese per mettere a fuoco il cuore della sua pittura e progettare insieme una mostra che fosse in grado di mettere in luce e nello stesso tempo restituire rigore alla sua poliedrica creatività. Qui di seguito una delle nostre conversazioni….

 

GMM

Nella tua pittura ci sono dei temi specifici, idee forti che vuoi sviluppare? Inoltre, lavori partendo da un’idea che hai in testa oppure è del tutto casuale quello che dipingi?

RSD

Ho sempre pensato di imparare qualcosa anche dalla materia che uso o dal genere. Con alcuni miei amici facevamo disegni sui muri. Mi sembra che non sia una cosa che abbia molto criterio. Do per scontato che ci sia sempre qualcosa di nuovo da sperimentare o da imparare. Il fatto di imparare una tecnica è sempre valido, però mi sembra un po’ stupido pensare di raggiungere una cosa assoluta, definita.

GMM

E’ puramente una questione di modalità di procedere. Ci sono artisti che lavorano secondo una routine ben definita, in modo metodico: hanno fatto l’accademia, perseguono la perfezione nella sperimentazione di una tecnica, dipingono con regolarità, seguendo un percorso più lineare. Il tuo modo di procedere è più caotico, disordinato. Sembra che, dove ti porti il vento sia il filo conduttore della tua produzione.

RSD

Beh, sì, credo che tu abbia ragione. Ogni tanto mi sembra di non riuscire tanto a gestire tutte le cose che ho in mano. Per esempio molti progetti che ho cominciato non li ho poi portati a termine, perché non so bene che indirizzo dare loro. Questa cosa diventa un po’ un peso. Poi non riesco a ragionarci sopra.

GMM

Però questo modo di lavorare, disordinato ma libero, ti è congeniale…

RSD

Sì, è vero. Forse però il mio modo di lavorare ha bisogno di un cambiamento. E’ come quando nell’adolescenza devi fare un salto di maturazione per diventare semi adulto. Stai nel bozzolo per qualche anno, poi ti rendi conto che le cose che facevi da bambino non esercitano più lo stesso fascino su di te. Anche disegnare sui muri…forse non è più tempo per me per farlo. Ci vuole qualche intenzione diversa. Avere un concetto un po’ più chiaro è quello che mi serve in questo periodo. Continuare a sperimentare nuove situazioni pittoriche adesso potrebbe non essere utile, ma solo faticoso. Scrivere – adesso sto scrivendo dei racconti – è una cosa che raccoglie l’energia e dà sintesi. La pittura è una cosa che può avere milioni di significati. Mi piacciono la figura, il movimento, il colore. Però non c’è un tema specifico, ma suggestioni.

GMM

Sei un artista a tutto tondo. Dipingi le tele, i muri e qualsiasi supporto con tecniche diverse, assembli video con le tue figure, componi musica e la suoni, disegni fumetti. La sensazione è che il tuo progetto – o forse è meglio parlare di necessità, di urgenza – sia quello di fare combaciare arte e vita. Il tuo stile di vita, le tue scelte, i tuoi spostamenti sono stati indotti dall’arte, e viceversa l’arte ha risentito del tuo essere in continuo movimento. Per questo parlavo di necessità. Anche il tuo legame con la strada, la tua inclinazione a dipingere e a collaborare con la gente mi parlano di un legame forte tra la dimensione del vivere e del dipingere. Non riesco a immaginarti in solitudine, dentro il tuo studio a lavorare.

RSD

In realtà ho lavorato molto in studio. Ultimamente sto cercando di darmi un criterio a livello pittorico, nei cosiddetti “quadri amici”. Forse sta uscendo anche il contrario: parallelamente a queste opere che sto cercando di finire, ne sto facendo altre che hanno più a che fare con una forza vitale che con una tecnica raffinata. Mi sono un po’ stufato di fare delle figure carine. Mi piace giocare con la pittura piuttosto che usarla come cosa tecnica. Mi piace la linea un po’ di per sé, perché forse quando lavori coi muri giganti c’è una libertà strana: stai usando un pezzo di legno lunghissimo con un pennello attaccato in fondo. Mi piacciono quelle cose semplici, un po’ infantili, che escono dal fatto di non avere il controllo…

GMM

Il fatto di avere un muro grande e spazi grandi da riempire portano il tuo segno a quel tipo di definizione, a quel tipo di figurazione. Quando invece hai a disposizione la tela, quindi uno spazio più contenuto, più delimitato come lo lo sfrutti, come ci lavori? Cambia il tuo tipo di segno?

RSD

Tantissime volte mi sento abbastanza bene perché lo spazio della tela ricorda momenti o sensazioni della mia vita. Dentro alla scena, dentro alla composizione posso trovare delle affinità con alcuni miei ricordi o stati. Il quadro mi sembra completo quando raggiunge una certa carica emotiva: non ha niente a che vedere con la bellezza del quadro o la verosimiglianza di ciò che vi è rappresentato. C’è un momento in cui il peso delle cose mi dà l’idea anche astratta di qualche sensazione e quindi il quadro mi sembra completo così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GMM

La danza, il volo, la leggerezza sono iconografie che ricorrono nel tuo lavoro. Nelle tue immagini si sente il ritmo, ci sono musica e movimento. E non parlo solo dei video. La leggerezza si sente nei corpi che dipingi, anche in quelli monumentali di Street art. A volte, quando non si muovono, le figure sembra che galleggino. In questo senso intravedo il punto di congiunzione tra il tuo lavoro di pittore e quello di musicista. La musica la suoni, la rappresenti nelle tue immagini, ne imprimi il ritmo nei soggetti che dipingi.

RSD

Quando ero piccolo, il ragazzo di mia madre tornava dall’Africa con delle cassette che registrava direttamente lui nei villaggi: sentivo ritmi che avevano il potere di trasmettere un’esigenza creativa. Mia madre faceva la ballerina di danza contemporanea e la vedevo interpretare o sfruttare la musica come un nutrimento per il suo corpo e la sua fantasia.  Forse questo utilizzo della musica come motore espressivo mi è rimasto.

GMM

Amore, gioia, lievità, dolcezza, “tenerezza”, emozioni semplici, spesso di segno positivo: non c’è mai aggressività nelle storie che racconti, e l’angoscia o il turbamento sembrano come filtrate, anche quando parli di guerra e di violenza. Non è frequentissima questa disposizione d’animo nell’arte. In un’intervista a Racna Magazine hai detto che la tua pittura nasce dal desiderio di trasmettere la dolcezza dei racconti e delle ninna nanne della nonna. La stessa delicatezza, o anche dolcezza, inconsueta nell’arte oggi, si ascolta nella tua musica rilassata e, cosa ancora più inusuale, si legge nei tuoi lavori di Street art. Non voglio banalizzare ma la Street art nasce come movimento di contestazione: è illegale dipingere sui muri e spesso le immagini sono, nella migliore delle ipotesi, provocatorie, nella peggiore inquietanti, aggressive, tipizzate, caricaturali. Nulla di tutto questo nella tua produzione. Le tue immagini sono spesso consolatorie. La figura dell’angelo, così frequente, sorride e conforta chi lo guarda.

RSD

Nella mia esperienza di vita l’atto più coraggioso e rivoluzionario è la riduzione delle insicurezze altrui.  Mi piace l’immagine dell’angelo, perché dà l’idea di un aiuto o un suggerimento invece di un comando o un’imposizione.  Lo stesso per me vale nell’arte contemporanea, preferisco i dialoghi che ti lasciano decidere e interpretare senza trasmetterti un dogma chiuso.

GMM

Un’altra cosa che mi ha interessato della tua arte è il motivo della trasformazione. Nei tuoi video le figure partono con certe fattezze e un determinata identità, seppure vaga, poco definita, e, muovendosi, si trasformano in altro, o addirittura in paesaggio. Lo stesso avviene perfino nelle tele. I tuoi personaggi – le figure non mancano mai – spesso includono o generano esse stesse altri personaggi. Questo mi fa pensare a un’umanità ricca, composita, basata sulle relazioni. Si, il fuoco sembrano essere proprio le relazioni, non nel dettaglio ma nell’essenza. Non sembri essere interessato all’individuo, nella sua “solitudine”.

RSD

Nella trasformazione è insito il concetto di movimento. L’immagine che si trasforma parla del tipo di cultura visiva alla quale sono abituate le persone oggigiorno. Sono le immagini televisive, sempre mosse, mai fisse. Infatti certe immagini ricordano le figure in sovraimpressione nel cambio di inquadratura. Parlo del bombardamento di immagini che la televisione e la cultura di oggi riversa sugli uomini, includendo anche la pubblicità.

GMM

C’è una dimensione narrativa trasversale, nelle opere come nelle diverse forme espressive che utilizzi. Solitamente i tuoi quadri sono molto densi di immagini e di figure, in un flusso continuo e ininterrotto, dove non si percepisce l’inizio e la fine di un racconto. Spesso sono pensieri estemporanei, non sempre legati tra loro da nessi causali, sotto forma di “flusso di coscienza”. E poi la sensazione che ho è che i tuoi quadri fotografino una storia o un processo mentre è già in atto. Succede lo stesso anche nei tuoi video. In questo senso reperire il senso compiuto della presunta storia che racconti è impossibile. Probabilmente non ti interessa proprio. Sembra un racconto per flash, per suggestioni sparse, sono brevi instabili epifanie. Sono ventate, folate di senso e di emozioni. In questo senso mi sembra anche il tuo linguaggio abbia un registro poetico.

RSD

Mi sono sempre piaciuti gli spezzoni più potenti delle storie, credo che quest’abitudine sia una caratteristica della mia generazione, che si nutre dei campionamenti di pezzetti di vecchie musiche e del riciclo continuo di stili e dettagli del passato.  Il flusso di coscienza è anche un’imprinting abbastanza importante nella narrativa americana e pure nella cultura “usa e getta”.  I video per me spiegano tanto in pochi secondi, come se fossero storie iper concentrate che hanno mille riferimenti alla vita reale.  Sensazioni e avvenimenti che assorbo dal mondo esterno e quasi per un ciclo naturale butto fuori nel disegno.