Inizio il post con questa frase, una dedica scritta sul librone dei commenti, all’ingresso di Forma Prima, nella serata di apertura della mostra e della galleria, sabato 24 ottobre.

Mi ha fatto ridere, tantissimo! Ringrazio Cristina Ceresa, che me l’ha scritta e ha sintetizzato in modo così immediato lo spirito di questa festa, perché di festa s’è trattato… gioia ed entusiasmo le emozioni che c’erano nell’aria. Io l’arte la vedo così, una festa.

foto di Elda Papa
foto di Elda Papa
foto di Elda Papa

 

Riuscire a preparare l’apertura in tempo è stata una lotta, i giorni correvano e le incombenze erano tantissime. Ryan è arrivato a Pavia da Roma dieci giorni prima della data stabilita per aiutarmi ad allestire. L’idea della mostra era stata ben pensata, era chiara, netta, discendeva direttamente dall’osservazione delle opere di Ryan. La leggerezza era stata individuata come la chiave di lettura più adatta a definire la sua produzione artistica, soprattutto quella degli anni più maturi.

foto di Elda Papa

 

La confusione, invece, era l’altro polo verso cui sembrava gravitare la sua arte. Grace and Chaos…presto detto. Il titolo della mostra l’ha pensato lui, che ci sa fare con le parole, molto più di me. Il mio “raccontare la leggerezza”, originariamente deciso come titolo della mostra, era stato stroncato da più parti. Meno male che è stato cambiato… DEBOLE…verissimo.

foto di Elda Papa

 

L’allestimento era stato progettato, ma non definito nei particolari, almeno non per tutte le sale. La “visione” c’era, ma poteva essere rappresentata in tanti modi. Poi, si sa, si decide quando “si provano” i quadri. Li appoggi al muro, li accosti, li guardi, li pensi, li immagini, li cambi finché non scatta qualcosa, finché non funzionano bene insieme, in modo armonico e si mettono a parlare.

foto di Elda Papa

 

L’altra questione spinosa era l’illuminazione. Le luci, già, bel problema. Da provare di sera, quando c’è buio, altrimenti non si capisce…help!!! Ho chiamato Luca Micotti, l’amico, l’architetto e l’artista di Disvelata, sempre prodigo di soluzioni brillanti e ingegnose. Luci da cantiere, suggerisce Luca, diventa così una specie di “marchio” della galleria…Bella bellissima idea! …non l’ho seguita. Non sono riuscita a combinarle, ma mi sono servite all’esterno, per illuminare il giardino.

foto di Marianna Bussola

 

Ryan si è occupato degli spazi esterni, disegnando un raccordo tra le stanze di Forma Prima e un magazzino, dislocato oltre il giardino.

foto di Cinthia Sempio

 

Ryan ha dato vita a una serie di danzatori di cartapesta bianca, illuminati dalla luce da cantiere di Luca, che segnavano il percorso mostra e conducevano la gente alla serra, dove era allestito un video e poi fino al magazzino che ospita attrezzi e vecchi mobili della mia famiglia.

Ryan è riuscito nell’impresa di “riordinarlo” (dal caos all’ordine!!!) e ha costruito un’installazione in perfetta sintonia col suo sentire, tra resti di vernici, vasi di terracotta accatastati, pennelli, vecchie sedie, porte dismesse, ceppi di legno da bruciare, giochi dei miei figli, chiodi, tappi, scope, rastrelli, termosifoni e altro ancora.

foto di Cinthia Sempio

 

Incorniciato da due porte, dipinte con ali fatte di rami e foglie, ecco apparire, come d’improvviso, l’immenso angelo della “Pietà urbana”, rappresentazione ultima della “grazia” che germoglia dal caos, come un albero vivificante portatore di conforto e solidarietà…

La serata è passata in un soffio, sei ore di festeggiamenti e parole e gioia, chiacchiere, vino, amicizia, pienezza e gesti d’amore. L’angelo è passato sopra le nostre teste.

I ringraziamenti sono destinati a tantissime persone che con generosità si sono spese per aiutarmi a dare corpo a questo progetto. A Barbara Dell’Era, per prima, motore pragmatico dell'”impresa”, a me perfettamente complementare; a mia sorella Laura, che ha pensato al rinfresco e inventato tartine con le sue ricette originali, a Gabriele Albanesi, dispensatore di consigli sull’allestimento e sul catalogo, a Luca Micotti, con la sua visione degli spazi e degli arredi, a Lallo Tanzi, artista del colore, per la sua entusiastica esplorazione degli intonaci, alla ricerca di tracce di colore del passato, e a moltissimi altri ancori che hanno portato la loro passione e fornito un impareggiabile contributo di idee e di soluzioni pratiche alla mia idea.

foto di Elda Papa

 

Dipingere per me è come queste rughe, mi pare ovvio imbottigliare ricordi e trasmettere esperienze come se le ordinassi su delle mensole in un gigantesco magazzino pieno di tutto. Come puoi immaginare è un casino, a volte cascano scaffali o piove dentro, ma qualche volta pare lucido e accogliente, sembra che l’ordine è sufficiente a domare l’emotività, ed ecco a voi un quadro ragionevole, un pezzetto dell’ego non tanto ingombrante.

 

Grazie a Elda Papa per le sue fotografie….

 

E grazie anche a Marianna Bussola per le sue foto: