A un certo punto della mia vita ho ricominciato a disegnare.
Erano più di vent’anni che non toccavo una matita.
La decisione è venuta quando finalmente ho ceduto le armi e ho smesso di forzare i miei figli (allora nove, sette e quattro anni) a fare quello che desideravo fare io. E lo dovevo desiderare ardentemente perché sono partita a razzo.


A vent’anni, dopo il liceo, mi ero iscritta a un corso di illustrazione perché avevo focalizzato che nella vita, a quell’epoca, volevo sapere disegnare.
Tra i tanti insegnamenti che ho ricevuto l’unico che ha lasciato un segno indelebile dentro di me è stata la pratica del disegno dal vero, sotto la guida di Marco Mirzan, primo vero grande maestro, che mi ha letteralmente dischiuso un mondo. Mi ha insegnato a guardare. Perché disegnare è solo questo: sapere guardare. Ecco fatto.
Poi ho dormito vent’anni ricercando il piacere del guardare sotto altre forme: la fotografia, lo studio della storia dell’arte, la contemplazione delle piccole bellissime cose in cui ci si imbatte quotidianamente nella vita. Ma il piacere vibrante ed emozionante del tracciare segni…più nulla, ci avevo rinunciato, non so perché.
Ricordo perfettamente la prima lezione del corso di nudo. Erano tutte facce nuove tranne Marta, seconda grande maestra per me. Avevo il cavalletto, un foglio di carta da pacchi bianco, le vecchie matite grasse che usavo a scuola riesumate da un vecchio scatalone e il corpo della modella davanti a me, di schiena, seduta a cavalcioni su una sedia. E’ stata una folgorazione. La mia mano scorreva libera nel tentativo di prendere la forma. Non c’era niente che si frapponesse tra me e quella visione. Eravamo unite. Per me è stata pura felicità e non ho più smesso.
Marta si aggirava tra di noi in silenzio, ci osservava con tocco leggero e con la grazia che usa per ricamare le sue tele mi ha impartito, anzi, ci ha impartito la seconda lezione: inseguire con libertà il proprio segno.

Dopo tre anni Marta se ne è andata per la sua strada e noi, ovvero il gruppo di fedelissimi che si è consolidato negli anni al corso di nudo, abbiamo proseguito da soli, senza guida.
L’intesa tra di noi era grande, l’amicizia cresceva.
Stava finendo una fase importante e felice del nostro apprendistato come artisti, sentivamo l’esigenza di riflettere e celebrare l’esperienza fatta.
“Disvelata” è nata così.
(continua)