Giovedì 19 marzo, ore 18….

secondo appuntamento con la Poesia Visiva al Collegio Cairoli di Pavia: in mostra opere di Gabriele Albanesi e di Graziano Leonardelli.
Qualche giorno fa sono tornata nello studio di Gabriele Albanesi per continuare la chiacchierata sulla Poesia Visiva e sull’arte che avevamo cominciato a dicembre, in occasione della mostra di grafica infantile “i colori delle vocali”…..

Parliamo un po’ della tua formazione artistica….

Come pittore mi sono formato in ambito milanese all’inizio degli anni ’70, quando cominciava a germogliare la Poesia Visiva. In quegli anni c’era un fermento notevole a Milano, a livello internazionale. L’ambiente era quello del ‘68. Vi confluivano, da una parte, la cultura della contestazione, della lotta sociale, quell’enorme vivacità che ha prodotto poi l’arte degli ultimi quarant’anni e dall’altra una volontà fortissima di ricerca sui linguaggi, legata all’Accademia di Brera, che gravitava intorno alle figure di Alik Cavaliere e di Emilio Tadini, per citarne solo alcuni.
Alla radice di questo tipo di ricerca si sentiva l’eco del Gruppo 63, un movimento di matrice letteraria che rilanciava un nuovo modo di fare poesia e della poesia romana sorta intorno alla figura di Sanguineti e di Eco. Questo tipo di cultura aveva preparato il terreno perché si sviluppassero forme originali di Poesia Visiva.

Dove nasce e quali forme ha assunto la Poesia Visiva?

La Poesia visiva è un movimento variegato che ha risentito dell’humus culturale statunitense degli anni ‘60 generatosi attraverso Fluxus, John Cage e giunto rapidamente nella Milano internazionale dell’epoca, avente come comune denominatore l’interdisciplinarità dei linguaggi: la pittura, la poesia, il gesto, la musica, il teatro…
Uno dei pezzi classici della Poesia Visiva è la famosa incisione di John Cage, cinque minuti di silenzio assoluto. Ogni luogo ha poi sviluppato forme proprie, originali, con lineamenti differenti.

E’ quindi possibile mettere a fuoco i tratti distintivi delle produzioni dei diversi paesi?

La Poesia Visiva italiana, per esempio, si fonda sulla dissacrazione della semantica, dell’articolazione del linguaggio utilizzando l’ironia, la contestazione, il sarcasmo. In Francia, invece, autori importanti come Julien Blaine, guidati dal critico Pierre Restany (che aveva fondato il Nouveau Realisme) sono sempre rimasti legati alla rivisitazione dell’immagine, forti di una retorica post-impressionista, mentre in Italia abbiamo spezzato prima l’immagine e siamo andati verso il recupero dei linguaggi. Dalla Germania viene invece un discorso di ripensamento della materia…..

La Poesia visiva italiana si focalizza sulla parola, l’alfabeto, la grammatica. Tu parli di spezzare la sintassi, spogliare il linguaggio del suo significato, ridurre parole e lettere al puro valore estetico, formale, plastico. L’insistenza sul “linguaggio” come sistema di segni suggerisce l’idea di una ricerca formale improntata al rigore…..

La Poesia Visiva milanese si è subita distinta per la sua classicità, per la sua pulizia, la purezza del segno e della linea, un vezzo della cultura italiana probabilmente. Chi usciva dall’Accademia di Brera non usciva contestando ma mantenendo dentro di sé dei valori formali, quel rigore che William Xerra, grande poeta visivo, oggi rivendica a se stesso.
Esteticità classica, rigore formale: nulla a che vedere con lo spontaneismo di un altro tipo di ricerca, come l’Informale, che è proprio la poetica contraria: non si sono mai trovate la Poesia Visiva e l’informalità se non nella sensibilità di qualcuno. La Poesia Visiva aveva sempre rifiutato il pressapochismo della spontaneità. Anch’io mi riconosco in questa antipatia profonda per la spontaneità intesa come un fiume che va per conto suo e dunque libero e dunque creativo: è un atteggiamento che giudico retorico.
(continua…)