La prima volta che sentii parlare di Renato Volpini

 

 

Un anno fa, il 3 febbraio, moriva a Milano l’artista Renato Volpini.

Non sarò io a scrivere un post su questo blog. Io scriverò solo l’introduzione, o meglio l’antefatto.

Questa volta a parlare sarà Fiorella, amica dai tempi dell’università.

Stesso sentire, stessa passione per l’arte, una genuina capacità di entusiasmarsi unita a un notevole fiuto artistico.

Io racconterò di come io e Fiorella, anime gemelle nell’arte, siamo partite alla volta di Milano per una breve ma intensa avventura, dirette allo studio dell’artista Renato Volpini.

 

Non conoscevo Renato Volpini. Non lo avevo neppure sentito nominare (ahimè).

Fu proprio Fiorella a parlarmene e a farmene un ritratto appassionato.

Mi propose di fare una mostra nella mia galleria, Formaprima.

L’idea era stimolante. Fiorella l’avrebbe curata insieme a me.

Lo avremmo incontrato a breve quando giunse la notizia che Volpini, poco più che ottantenne, non stava bene.

Morì dopo pochi mesi. Il 3 febbraio ricorre il primo anniversario della morte.

 

Qui, il mio racconto si interrompe, per dare voce a quello di Fiorella, alla storia del suo incontro con questo artista straordinario, apparentemente scomparso dalla scena artistica.

 

   

 

“Anni fa mi imbattei in un multiplo di Renato Volpini. Un paesaggio montano con ufo. Fu amore a prima vista.

Non conoscevo l’autore, lo cercai su internet e trovai il suo numero, lo chiamai.

Affabilissimo, mi invitò nel suo studio vicino a Porta Romana, a Milano, una fucina di allegria.

Renato è stato il più grande incisore della seconda metà del Novecento italiano, forse di tutto quel secolo, ma amava i colori, lo spazio oltre la Terra, le misteriose entità della biologia e della geologia, micro e macro cosmi che la propria fantasia e il proprio vissuto liberamente interpretavano e ricreavano.

 

 

Così portò il colore e una ventata di modernità nell’incisione, così oltrepassò le sue stupende opere informali per sperimentare nuove forme organiche e nuove possibilità di racconto.

Questo passaggio forse non piacque a tutta la critica, che giustamente ne apprezzava l’ineguagliabile eleganza di stile.

Ma Renato amava troppo la vita per fissarla, per ridurla a una sola espressione.

Sperimentò tecniche, forme, materiali, in un incessante processo creativo che lo portò dalle lastre di zinco all’acrilico, dal plexiglass alla computer grafica.

 

 

Ho usato il passato, ma Renato è ancora vivo.

Quando ho telefonato per comunicargli l’intenzione di organizzare una mostra in suo onore alla galleria Formaprima di Pavia, sua moglie Paola mi ha risposto: “Non hai saputo? Renato non c’è più”.

Il sangue mi si è gelato. Poi ha continuato: “Non ricorda più”.

Non ho fatto in tempo. Non ho fatto in tempo a divertirmi ancora insieme a lui – tra racconti, riflessioni, aneddoti gustosi sui “big” dell’arte, bambini che amava moltissimo, slanci generosi e battibecchi affettuosi con la moglie Paola – in una piccola ma preziosa mostra che avrebbe fatto conoscere la bella persona di Renato e la sua grande, gioiosa arte.”

 

Fiorella Tacca, storica dell’arte.

Laureata a Pavia con una tesi su Paul Cezanne e Maurice Merleau-Ponty.

 

 

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