E’ in apertura una nuova mostra bipersonale di Marianna Bussola e Giorgio Cecchinato.

Dopo l’esposizione del 2016 alla galleria Formaprima, Ogni stagione contiene il sogno dell’altra, questa volta la mostra verrà ospitata nello Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto, nata da una collaborazione della galleria con i Musei Civici e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pavia.

 

Il titolo è suggestivo: Incatenarsi all’oro e al vento.

Anche questa volta lo ha scelto Marianna Bussola, che da sempre accompagna le parole alle immagini: i titoli dei suoi quadri sono scritti in forma poetica. E’ un fatto a lei connaturato.

Insieme abbiamo progettato la mostra e, come di consueto, abbiamo fatto una chiacchierata, a casa loro.

 

 

 

 

Giulia

L’altra mostra era più focalizzata sull’esplorazione dell’idea dello spazio.

Lo spazio rappresentato, per te Marianna, è finalizzato alla costruzione di un tuo mondo, con personaggi e paesaggi.

 

Marianna

E’ un’interpretazione della natura fatta di analogie, perché a me le rappresentazioni didascaliche non piacciono.

 

Giulia

Un mondo con le sue leggi, costruito ex novo. Qui sta la forza della tua pittura, secondo me.

Nel caso di Giorgio, invece, lo spazio, inteso come paesaggio interiore, viene sostituito dal corpo.

 

Giorgio

Il corpo come paesaggio e mappa di segni.

 

Giulia

Per questa mostra mi sembra interessante riflettere sull’idea di tempo, anche perché spazio e tempo viaggiano in parallelo. Marianna nelle tue opere il tempo è molto lento, a tratti sembra fermo: è il tempo dei processi geologici. C’è spesso l’idea di una natura osservata dal suo interno, nel cuore della terra.

 

 

 

 

Marianna

E’ vero, non c’è quasi mai lo spazio aperto, è rarissimo.

 

Giulia

Altre volte le tue immagini sono osservazioni dall’alto, quasi una visione topografica della terra.

 

Marianna

E poi comunque non c’è mai la prospettiva.

 

Giulia

La rappresentazione di una certa morfologia terrestre – montagne, torrenti impetuosi che sgorgano – e di poco decifrabili forme di vita, che in alcuni casi sembrano soggette a crescita e a moltiplicazione cellulare, rimandano alla suggestione del tempo lento delle trasformazioni geologiche e dei processi biologici.

 

Marianna

Sì. non a caso il titolo di un mio quadro di molti anni fa era “Pomeriggio sonno furioso delle radici e dei semi”.

 

Giulia

Tutto torna…L’attenzione alla dimensione temporale si ritrova anche in una scelta tematica: ne sono testimonianza le serie di opere sui mesi e sui momenti del giorno, presenti in mostra, e il lavoro di qualche anno fa sulle stagioni, anche se si tratta sempre di un tempo interiore e non oggettivo.

 

E ancora: la scelta di associare ai quadri dei testi dall’andamento quasi poetico. La poesia è musica, quindi tempo.

La scrittura ha un tempo di lettura. Ricordo che avevamo detto che sarebbe stato molto bello durante la mostra del 2016, “Ogni stagione contiene il sogno dell’altra”, leggere i tuoi testi durante il vernissage, cosa che avrebbe anche scandito il tempo della fruizione. E d’altra parte i titoli e i testi poetici sono funzionali alla tua pittura.

 

Marianna

Il titolo per me ha un’importanza folle! Se non riesco a trovarlo è come se avessi lasciato il quadro a metà. Per me tutto dovrebbe avere un nome.

 

 

 

 

Giulia

Il tempo è protagonista anche nel tuo lavoro Giorgio…

 

Giorgio

Dal momento in cui ti confronti con la scansione di un’opera in dodici parti, cioè i mesi, il tempo viene fuori. Nel mio caso, poi, è caotico…

 

Giulia

Giorgio, ci sono tanti indizi nel tuo lavoro che lasciano intendere una volontà di riflettere sul tempo. Mi sono riguardata anche un tuo vecchio scritto, in cui compaiono continuamente richiami a questa idea.

Osservando i tuoi quadri il tempo rappresentato potrebbe essere l’istante. I volti delle tue figure contengono un’espressività ambigua che mi fa pensare al tempo della fotografia: l’istantanea scattata sorprende il volto irrigidito in un’espressione tesa, a tratti drammatica, senz’altro incompiuta nel senso.

 

Giorgio

Più che di fotografia io parlerei di fotogramma. Il quadro come fotogramma mi si addice di più: è una suggestione che riprendo da Bacon. Tutte le sue immagini sembrano fotogrammi estratti da un’azione che è iniziata prima e si concluderà dopo.

 

Giulia

I quadri di Bacon a me invece sembrano fotografie con il tempo di esposizione lungo, con scie e dissolvenze. Il movimento viene registrato fotograficamente.

Ma tornando a te io scrivo “… le presenze delle opere di Cecchinato sono depositarie di una dimensione temporale ampissima: quella del mito. E’ il tempo delle emozioni e delle passioni dell’uomo, valide universalmente, un’esperienza vecchia di migliaia di anni, ma sempre attuale.”

 

Giorgio

Il mito è una fonte di ispirazione molto importante per me.

 

Giulia

Ma c’è un’altra dimensione temporale che ti interessa: è il tempo del progetto, cioè un tempo che si fa futuro, come hai tu stesso dichiarato a proposito della serie dei mesi che hai dipinto in parallelo al lavoro di Marianna.

 

Giorgio

Sì, è così. La stessa disposizione è presente anche nella serie dei quadri sulle virtù, gli ultimi che ho fatto. Sono progetti di virtù, mentre il vizio nasce perfetto, non può essere perfezionato. Per questa ragione nei quadri sulle virtù è presente il disegno, eseguito, sempre digitalmente, ma su carta bianca, e per giunta bruciata, quindi deperibile.

 

 

 

 

Giulia

Dicevi che i tuoi mesi sono tutte variazioni di gennaio – il tempo della nascita – o, meglio ancora, il tempo dell’incubazione e della gestazione, il tempo dell’attesa del futuro.

Non per nulla il tema della profezia è di grande evidenza nei suoi lavori: la profezia è la predizione di un evento futuro dovuto a ispirazione divina e la Sibilla è una dei soggetti del mito più frequentemente rappresentata, o meglio, presa a prestito dalla tua pittura.

 

Giulia

E ancora dici: “Un giorno sarò l’autore dei miei quadri”

 

Giorgio

Non è proprio riferito a me, è riferito all’artista in generale, a quello che io ritengo sia essere artista.

 

 

 

 

Giulia

La figura del dormiente c’è sempre nei tuoi quadri…

 

Marianna

La figura del dormiente c’è sempre, è vero: trasmette un’idea di incubazione e di sogno più che di riposo. Mentre dipingo io non sono pienamente consapevole del significato delle mie immagini, lo capisco dopo, forse. Talvolta sono gli altri a suggerirmelo. Il dormiente è spesso raffigurato all’interno di una pancia, spessissimo in posizione fetale. Credo che sia legato all’idea di conforto. E’ come se il conforto io lo cercassi dappertutto.

 

Giulia

Non sempre mentre dipingi capisci il senso delle tue immagini…

 

Marianna

D’altra parte io non voglio che il quadro si colga in uno sguardo solo. Non voglio che si ritrovi una facile narrazione. Per questo motivo li dipingo così complessi, così densi di particolari.

Anche la serie dei mesi: non voglio rappresentare i mesi in modo aderente alla realtà, sono mesi mentali, stati dell’animo. Alla base c’è sempre una sensazione di natura.

A volte il vero significato è più nel titolo che nel quadro.

Per esempio uno dei mesi si intitola “Filare la povertà in ricchezza”, che per me è il gesto dell’artista. Questa immagine è tratta dalla fiaba di Tremotino, dove a una fanciulla viene intimato “di filare l’oro dalla paglia”. E’ una metafora dell’arte, che con pochi mezzi crea qualcosa di prezioso.

Oppure “Arazzo dei tre giorni senza pane”: si può vivere tre giorni senza pane ma nemmeno uno senza poesia.

 

Ringrazio PhotoSHOWall per il supporto grafico fornito alla mostra: con gli autori è stata realizzata un’opera su base digitale con una scomposizione delle immagini delle opere degli artisti.

Potete scaricare il catalogo della mostra precedente di Marianna e Giorgio cliccando questo link:

 

 

         

 

   

 

 

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