Hortus conclusus. Il giardino segreto. Recintato, più che segreto.
Protetto, separato, esclusivo. Il giardino delle meraviglie, con fiori e specie animali rare.
Un rifugio. Il giardino segreto come metafora di uno spazio mentale privato, inaccessibile, dedicato alla cura dell’anima. La dimensione temporale totalmente sospesa.
Un luogo senza tempo, com’è l’anima.
Dove non s’invecchia, dove c’è pace, silenzio, armonia.
Chi non coltiva il proprio giardino segreto? Io cerco di farlo.
Enrico Mitrovich lo ha rappresentato.
Siamo nell’ambito della pittura figurativa. Parliamo di pittura, di mestiere, quindi di gesto, di pennellata e di preparazione dei colori. Sembrerebbe una pittura della tradizione, ma non è questo. I quadri sono tele dipinte a olio. Il colore è denso, pastoso, materico.
Enrico Mitrovich prepara personalmente i propri colori scegliendo e addensando pigmenti in un recupero filologico delle tecniche del passato; realizza tele con stoffe antiche, dove sono visibili rattoppi e giunzioni, che col colore creano raffinati effetti sulla texture.
Le opere sono rappresentazioni piatte, simili ad arazzi, totalmente prive di costruzione prospettica, del mondo naturalistico:

…dalle piante ornamentali a quelle medicinali, dagli animali reali a quelli fantastici. Gruppi di cardellini, pettirossi, cinciallegre, gattopardi, ricci e colibrì sono di casa, protetti da alte mura, simbolicamente rappresentate dalla cornice, e possono volare, correre e danzare senza paura.

(Enrico Mitrovich, catalogo della mostra)

L’atmosfera è di ingenuo, infantile incanto. Talvolta le note sono surreali. Altre volte elementi di contemporaneità incrinano l’apparente recupero di un tempo passato. C’è tenerezza nei quadri di Mitrovich: nel soffione su cui si lascia trasportare un cardellino, nel bosco tempestato di lucciole giganti, nel bambino antico che accarezza un ermellino, nella volpe incuriosita da un fiocco di neve.

L’inaugurazione è stata accompagnata da un concerto per pianoforte e chitarra, la musica è di Giovanni Sarani.