Come dicevo, abbiamo tentato di dare delle definizioni del percorso fatto: ne è uscito un insieme di riflessioni, alcune più meditate e strutturate, altre scritte invece più di getto, inseguendo la sensazione, in una sorta di flusso di coscienza.
Pubblico qui di seguito questa sorta di “manifesto”…
Disvelata, ovvero collettivo del segno corporeo, sono corpi che si svelano attraverso il segno, che non si nascondono pur non rivelandosi pienamente.
Disvelata è verità non celata ma intuita attraverso la percezione dei soggetti che danno significato alla cosa e al segno della cosa…
Disvelata è un progetto di ricerca che lavora sui corpi, sul darsi dei corpi agli sguardi dell’artista, sui molteplici modi di rendere segnico e materico ciò che l’occhio disegna attraverso la mano.
Disvelata è anche una forma di nascondimento per cui l’artista smette di essere visibile, perde l’identità data dalla presenza, antepone a se stesso il segno relativo ai corpi.

Qual è il vero soggetto di questa esposizione?
Non sono semplicemente i corpi, ritratti nella loro anatomia, ma è l’atto del guardare.
E’ la celebrazione dell’atto del guardare e delle sue molteplici valenze e modalità.
Guardare con occhi spalancati, che respirano, scrutare con sguardo indagatore, sbirciare, di sottecchi, con pudore, guardare con occhio liquido, con sguardo miope, fino a fare scomparire i dettagli e perfino i contorni della persona…
Talvolta è un guardare per essere ri-guardati è un incontro di sguardi che permette di accedere per un attimo ad una dimensione più fonda di intimità che travalica la nudità.
E’ un guardare che esprime desiderio di conoscenza e di comprensione, di risoluzione dell’enigma della verità, un guardare per avvicinarsi alla realtà e prenderla, impossessarsene: la guardi, arrivi a vederla e a questo punto la verità è veramente tua, è diventata tua, poi il gesto della mano sul foglio è solo la registrazione dell’acquisizione avvenuta.
Forse è un’alchimia che avviene solo quando si è in una situazione estrema e sbilanciata come quella della posa del modello nudo, forse succede perché il soggetto è vivo, respira, si muove, anche se sta fermo, pensa, riflette, dorme e guarda a sua volta.
Avviene…come un passaggio, un miscuglio di informazione-emozione-sentimento-pensiero tra chi guarda e chi viene guardato che arriva a scaldare. Ed è esaltante.
Ogni tanto succede che sei così immerso in quello che vedi – non ti senti neanche più un’entità autonoma, sei un tutt’uno col corpo che guardi – e la tua mano ti segue così fedelmente e rapida che ti sembra di ricalcare il corpo come se i suoi volumi fossero diventati una linea…
E perché il corpo nudo? E’ lo spogliarsi dell’abito sociale, è la generosità dell’offrirsi inermi a uno sguardo che può ferire oppure accarezzare ed è il rispetto di accogliere la verità del corpo con un sentimento che si avvicina all’affetto.

C’è un verbo greco che riesce a interpretare molto bene questo modo di guardare il corpo:
Leusso, prima persona del verbo leussein, è uno dei verbi usati dal greco arcaico per indicare un atto specifico del vedere.
Leussein è affine etimologicamente all’aggettivo leukos, bianco, candido e quindi vuol dire prima di tutto “guardare qualcosa di luminoso”.
Ma c’è di più’: è il guardare lontano, il guardare con sguardo fiero, gioioso e libero.
Leussein indica anche determinati sentimenti che si provano nel vedere, soprattutto nel vedere determinate cose: è la gioia della madre che vede il proprio figlio, ma può anche riferirsi al guardare cose angosciose e paurose. Questa parola riceve il suo senso specifico dal modo di vedere, da qualcosa che è al di là della funzione del vedere e che dà valore all’oggetto veduto e ai sentimenti che accompagnano il vedere.

Ringrazio Isabella, Paola, Ippolita, Luca, Marta per essere stati con me in questa bellissima avventura pittorica.

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